33) Marx. Il proletariato.
Nel Manifesto Marx descrive la situazione dei proletari nella
societ capitalista. Egli sostiene che, come i borghesi hanno
distrutto il mondo feudale, cos i proletari sono destinati a
distruggere la societ borghese. Essi sono l'unica classe
veramente rivoluzionaria.
K. Marx-F. Engels, Manifesto del partito comunista (vedi manuale
pagina 42-43).
Le armi con le quali la borghesia ha abbattuto il feudalesimo si
rivolgono oggi contro la borghesia stessa.
La borghesia per non solo ha fabbricato le armi che la
distruggeranno; ha generato anche gli uomini che faranno uso di
esse: i moderni operai, i proletari.
Nella stessa misura in cui si sviluppa la borghesia, cio il
capitale, si sviluppa anche il proletariato, la classe dei moderni
operai,  che vivono solo fin quando trovano lavoro e trovano
lavoro solo fin quando il loro lavoro accresce il capitale. Questi
operai, che si vedono costretti a vendersi al minuto, sono una
merce al pari di qualunque altro articolo commerciale e per questo
sono altrettanto esposti a tutte le alterne vicende della
concorrenza, a tutte le oscillazioni del mercato.
Divenendo universali l'impiego delle macchine e la divisione del
lavoro, il lavoro dei proletari ha perduto ogni carattere
d'indipendenza e quindi ogni attrattiva per l'operaio. Questi
diviene un mero accessorio della macchina, cui non  richiesta che
un'applicazione tra le pi semplici e monotone, assai facile ad
imparare. Di conseguenza le spese che un operaio comporta si
riducono quasi unicamente ai mezzi di sostentamento che occorrono
per la sua conservazione e per la produzione della propria razza.
Il prezzo di una merce tuttavia, perci anche del lavoro,  uguale
ai suoi costi di produzione. Quindi, nella stessa misura in cui
aumenta la noiosit del lavoro, diminuisce il salario. Ancor pi.
nella stessa misura in cui s'estendono l'uso delle macchine e la
divisione del lavoro, s'accresce anche la quantit di
quest'ultimo, sia per l'accrescersi delle ore lavorative, sia per
l'aumento del lavoro che si richiede in un certo lasso di tempo,
per la maggiore velocit delle macchine, eccetera
L'industria moderna ha trasformato la piccola officina
dell'artigiano patriarcale nella grande fabbrica del capitalista
industriale. Masse di operai agglomerate nelle fabbriche vengono
organizzate come altrettanti reggimenti. Come soldati semplici
dell'industria, essi vengono sottoposti al controllo di tutta una
gerarchia di sottufficiali e ufficiali. Non soltanto sono servi
della classe borghese, dello Stato borghese, ma, giorno per giorno
e ora per ora, vengono resi schiavi della macchina, del
sorvegliante, e soprattutto del singolo fabbricante borghese.
Questo dispotismo  tanto pi meschino, odioso, esasperante,
quanto pi palesemente esso proclama come suo fine il guadagno.
[...].
Di tutte le classi che oggi si contrappongono alla borghesia, solo
il proletariato  una classe realmente rivoluzionaria. Le altre
classi decadono e muoiono con la grande industria, il proletariato
 di essa il prodotto pi specifico.
I ceti medi, il piccolo industriale, il piccolo commerciante,
l'artigiano, il contadino, combattono tutti la borghesia per poter
conservare la propria esistenza come ceti medi. Quindi non sono
rivoluzionari, bens conservatori. Ma v' di pi: essi sono
reazionari, giacch cercano di far camminare a ritroso la storia.
Se sono rivoluzionari, lo sono in quanto prevedono di dover
passare al proletariato e cos non difendono i loro attuali
interessi, ma quelli futuri, e abbandonano il loro punto di vista
per adottare quello del proletariato.
Il sottoproletariato, questa putrefazione passiva degli strati pi
bassi della vecchia societ, attraverso una rivoluzione proletaria
viene gettato qua e l nel movimento e proprio per le sue
condizioni di vita sar sempre pronto a lasciarsi comprare per
manovre reazionarie.
Marx, Opere, Newton Compton, Roma, 1974, pagine 359-361.
